“L’adolescenza ai tempi della pandemia” di Giorgia Abate

Vorremmo non sentir parlare ancora del Covid e dei suoi effetti a lungo termine, sperando che questo serva a farlo rimanere il più possibile lontano da noi e dalle nostre vite. Tuttavia, la negazione del problema non è la migliore soluzione per risolverlo.

L’Unicef, in uno dei suoi ultimi rapporti, ha segnalato come, a livello mondiale, 1 adolescente su 7 presenti problemi di salute mentale, in particolar modo ansia e depressione. Il Covid-19 sembra aver acuito tale situazione ed il lockdown, il restringimento delle relazioni sociali e la modalità con cui è avvenuta l’istruzione rappresentano oggi i deterrenti per un sano sviluppo di bambini e adolescenti.

Perché? In che modo questi fattori hanno contribuito nell’ostacolare il raggiungimento di un benessere?

L’adolescenza è un periodo caratterizzato dalla ricerca di un equilibrio tra appartenenza e separazione, in cui è fondamentale poter fare esperienza di una base sicura (Bowlby, 1989) a cui tornare e fare riferimento, per poter uscire ed esplorare il mondo “fuori”.

Tramite il “fuori”, l’adolescente si sperimenta come individuo differenziato dalla famiglia e lavora per scoprire la sua vera identità. In tale processo il gruppo sociale assume un ruolo fondamentale, in quanto consente al ragazzo di staccarsi dal passato infantile ed estendere il suo mondo di relazioni.

Ecco il bisogno dell’adolescente: la costruzione di un Io, tramite il Noi. Ed ecco come il Covid è entrato a gamba tesa, impedendo a tale bisogno evolutivo di trovare spazio. Il “fuori” di cui l’adolescente necessita è diventato pericoloso e negato. Questo ha portato gli adolescenti a trovare nuovi modi di stare in relazione con i coetanei. Basti pensare all’aumento del tempo trascorso ai videogiochi o sui social! Se questo può preoccupare i genitori, al contempo questi strumenti non devono essere demonizzati, in quanto per questi giovani sembrano esser stata la miglior difesa per fuggire ad un “dentro” che diventava soffocante e ad un “fuori” sempre più minaccioso. Tuttavia, il “fuori” è arrivato “dentro”, portando con sé una serie di conseguenze. Tra queste: un aumento dei disturbi d’ansia e depressione, spesso legati alla paura di uscire dalla propria base sicura ed esplorare, con l’idea che nulla abbia senso e che non serva a nulla fare questo sforzo.

Come si fa ad essere genitori in questo scenario?

Sicuramente è faticoso tentare di comprendere i bisogni del figlio e questo può portare il genitore a preoccuparsi e a mettere in atto atteggiamenti iperprotettivi e\o ansiosi, il cui effetto collaterale potrebbe non tardare a farsi sentire. Probabilmente il figlio potrebbe sentirsi pressato dalle aspettative genitoriali, mettendo in atto ulteriori comportamenti di ribellione o isolamento, che alimenterebbero le preoccupazioni e la frustrazione dei genitori, dando vita ad un circolo vizioso.

Interrompere questo circolo è necessario e possibile, cercando di comprendere e accogliere il bisogno del figlio. Qual è il significato dei suoi comportamenti? Quali sono le sue emozioni ed i suoi pensieri? Di cosa avrebbe bisogno per stare in relazione in modo diverso?

Se è vero che dopo il covid gli adolescenti tendono a chiudersi maggiormente nelle loro mura, forse cercare di comprenderne il significato, potrebbe aiutare a costruire confini.

 

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